Se sei arrivata su questa pagina è molto probabile che tu conosca fin troppo bene quella sensazione di nodo allo stomaco, quel respiro che si blocca all’improvviso e quel flusso incessante di pensieri che non ti dà pace e sembra impossibile da controllare. Questi sono solamente alcuni degli effetti dell’ansia e capisco quanto possano condizionare la tua giornata.
Come psicologo ogni giorno incontro persone che come te sono logorate dal senso di oppressione e non riescono a vivere come vorrebbero.
Non si tratta di avere una vita come quella degli altri, anche perché ognuno di noi è diverso, ma di ritornare a fare le cose che ci fanno stare bene, senza che sia la nostra mente ad impedircelo. Non c’è cosa peggiore di vivere con la paura costante che possa succederci qualcosa, anche quando non vi è alcun motivo per allarmarsi.

L’ansia è un sintomo normale, eppure, quando supera il livello di guardia e diventa una costante della quotidianità ha il potere di farci sentire soli, fragili, incompresi e spaventati.
E chi soffre d’ansia deve fare i conti anche con il giudizio esterno di persone che, non provando le stesse sensazioni, si sentono nel diritto di giudicare dicendo frasi tipo “cerca di rilassarti” oppure “la tua ansia si sente”. Una semplificazione che trovo ingiusta e che non fa altro che aumentare il senso di colpa o l’isolamento.
In questo articolo esploreremo in dettaglio il legame profondo tra l’ansia e gli effetti che ha sul corpo e sulla mente e imparerai a decodificare i segnali che il tuo organismo ti sta inviando per ritrovare la serenità un passo alla volta, senza che i pensieri ti travolgano.
Sommario
Cos’è l’ansia
Nel linguaggio di tutti i giorni tendiamo ad usare la parola ansia come sinonimo di qualsiasi stato di preoccupazione, stress o tensione passeggera. In realtà è un’emozione come le altre che proviamo e dobbiamo anche ringraziarla, perché ha permesso alla nostra specie di sopravvivere nel corso dei secoli, di imparare a riconoscere i pericoli e ad evitarli.
È come il sistema di allarme che hai messo in casa, che ti protegge da eventuali malintenzionati. Se si attiva il tuo cuore inizia a battere più forte, i muscoli si tendono e fin qui tutto normale: è la classica reazione di attacco o fuga.
Il problema nasce quando questo sistema di allarme diventa iper-sensibile o subisce un errore di calibrazione. E allora suona a tutto volume nel bel mezzo di un pomeriggio tranquillo, senza che ci sia un motivo reale per attivarsi.
Lo stesso vale per l’ansia quando è disfunzionale e ti fa percepire un pericolo futuro che non esiste come imminente o catastrofico.
Non è colpa tua, credi a queste mie parole: è il tuo organismo che sta cercando di proteggerti e l’unica cosa di cui hai bisogno è di ricalibrare il tuo “sistema di allarme”.
Come riconoscere l’ansia
Ma dove finisce la normale e sana preoccupazione quotidiana e inizia il disturbo d’ansia vero e proprio? Tutti ci preoccupiamo in vista di una scadenza di lavoro importante che temiamo di non riuscire a rispettare, per un esame universitario, un problema di salute o una difficoltà economica.
Ci sono però dei segnali che ci fanno capire se l’ansia ha superato o meno la soglia limite e se dobbiamo intervenire con una terapia mirata:
- una preoccupazione sproporzionata: l’intensità della tua reazione emotiva e il terrore che provi superano di gran lunga l’entità oggettiva del problema che devi affrontare.
- la mente costantemente proiettata nel futuro (“E se…?”): non riesci a vivere nel momento presente, perché sei in perenne stato di allerta, anticipando scenari futuri per te catastrofici nel tentativo disperato di prevedere ogni variabile.
- l’ansia genera paralisi anziché attivazione: quando sei preoccupata, facci caso, cerchi una soluzione pratica al tuo problema. Quando sei in ansia, invece, sei bloccata, non hai più energie e finisci per evitare le situazioni per te pericolose.
- persiste oltre la fine dello stimolo: lo stato di tensione non svanisce una volta superato l’evento stressante, ma rimane come un sottofondo costante, spostandosi semplicemente su un nuovo oggetto di preoccupazione.
Se ti accorgi che la tua mente è costantemente occupata a pianificare difese contro minacce ipotetiche e che non riesci mai a vivere il momento presente con un senso minimo di sicurezza, stai sperimentando un vero e proprio stato ansioso.
Disturbo d’ansia: quali sono le cause
Nessuno sceglie di soffrire d’ansia, semplicemente capita. E questo lo dico perché se c’è una cosa che fa stare male i miei pazienti è il giudizio delle persone a loro vicine. Familiari, amici e colleghi che non comprendono il loro stato d’ansia e finiscono quasi per banalizzarlo.
Ma soffrire d’ansia non è una colpa e non deve essere nemmeno il metro di giudizio per definire la persona che ne soffre. Ha radici profonde che vanno prima riconosciute e poi scardinate, con terapie specifiche come l’ipnosi, ma non deve essere mai vista come un difetto.
Le principali cause che possono concorrere allo sviluppo di un disturbo d’ansia includono:
- fattori biologici e vulnerabilità genetica: esiste una componente di familiarità. Alcune persone nascono con un sistema nervoso autonomo intrinsecamente più reattivo e sensibile agli stimoli ambientali. L’amigdala (la centralina della paura nel cervello) può mostrare un’iperattivazione innata.
- esperienze di vita e traumi pregressi: vissuti d’infanzia dolorosi, contesti familiari instabili, o eventi traumatici veri e propri (lutti improvvisi, separazioni, incidenti, abusi) possono sintonizzare il cervello su un canale di costante pericolo.
- stress cronico e fattori ambientali prolungati: il ritmo frenetico della vita moderna, ambienti lavorativi tossici, mobbing, pressioni economiche continue o relazioni di coppia conflittuali e disfunzionali logorano progressivamente le nostre risorse psicologiche, abbassando la soglia di tolleranza all’ansia fino a far crollare le difese.
- modelli di comportamento appresi (Imprinting): spesso impariamo a reagire al mondo osservando come lo facevano le nostre figure di riferimento. Crescere con genitori iperprotettivi, ansiosi o costantemente spaventati trasmette l’idea inconscia che l’ambiente esterno sia un luogo ostile da cui difendersi perennemente.
I sintomi dell’ansia più comuni
L’ansia è un’esperienza totalizzante che si manifesta su tre differenti livelli: quello cognitivo legato ai pensieri, l’emotivo che riguarda le sensazioni psicologiche che proviamo e, infine, il livello comportamentale che si connette direttamente alle nostre azioni.
Sintomi Cognitivi ed Emotivi
- Rimuginio costante (Overthinking): quel flusso incessante di pensieri negativi da cui ti sembra impossibile uscire. La mente analizza lo stesso problema centinaia di volte senza mai arrivare a una soluzione.
- Senso di catastrofe imminente: una sensazione viscerale e persistente che ti stia per accadere qualcosa di terribile (un infarto, la pazzia, la morte), anche in assenza di segnali oggettivi a conferma.
- Irritabilità, irrequietezza e nervosismo: quella fastidiosa sensazione di “nervi scoperti”, che ti porta a reagire in modo brusco o peggio ancora aggressivo a piccoli contrattempi quotidiani.
- Derealizzazione e depersonalizzazione: sintomi in cui si percepisce l’ambiente circostante come distorto, finto, distaccato (derealizzazione) o si sente il proprio corpo come estraneo, come se ci si guardasse dall’esterno (depersonalizzazione).
Sintomi Comportamentali
- Evitamento sistematico: la tendenza a sfuggire progressivamente a situazioni, luoghi, attività o persone che la mente associa al rischio di scatenare l’ansia (es. evitare di guidare in autostrada, non frequentare centri commerciali, rifiutare inviti).
- Ricerca compulsiva di rassicurazione: il bisogno di chiedere pareri a medici (facendo continue visite), al partner o agli amici per sedare temporaneamente i propri dubbi interni e le proprie paure ipocondriache.
Gli effetti dell’ansia e dello stress sul corpo
Una buona parte dei miei pazienti arriva nel mio studio dopo aver intrapreso una vera e propria odissea medica, non saprei come altro chiamarla. Visite cardiologiche per le palpitazioni, esami gastroenterologici per i dolori addominali, controlli neurologici per le vertigini. E quando i medici, dopo aver escluso eventuali patologie, dicono loro “non ha niente, è solo ansia”, i pazienti si sentono confusi, frustrati e non creduti.
Proprio su questo punto vorrei fare chiarezza e dire che i sintomi fisici che senti non sono assolutamente inventati e nemmeno il frutto della tua immaginazione. Sono reali ma non derivano da problemi di salute fisica.
Lascia che ti spieghi cosa succede sul corpo.
Quando la tua mente percepisce una minaccia (anche solo un pensiero catastrofico), l’amigdala attiva immediatamente l’ipotalamo, che a sua volta dà il via libera al sistema nervoso simpatico. Questo provoca una massiccia e istantanea scarica di ormoni dello stress – principalmente cortisolo e adrenalina – nel tuo flusso sanguigno.
Cosa significa?
Che il tuo corpo si sta preparando a combattere o a scappare, anche se tu sei semplicemente seduta a lavorare alla scrivania.
Come l’ansia incide sulla vita reale
L’ansia non resta chiusa in un cassetto, mentre tu continui a vivere la tua vita come se niente fosse. Sarebbe bellissimo se fosse così, me ne rendo conto, ma purtroppo non lo è e per uscirne è inutile negarlo, come a volte si tende a fare per vergogna, per poi finire ad inventarsi una scusa pur di restare a casa.
Pian piano l’ansia modifica le tue abitudini quotidiane, restringendo progressivamente il tuo raggio d’azione. Cosa voglio dire?
Che l’ansia spesso inizia dandoti qualche piccolo fastidio, magari un leggero senso di oppressione mentre sei in coda al supermercato, così la prossima volta – per non provare di nuovo quella sensazione – decidi di rimandare la spesa e ordini online.
Poi quel disagio si sposta sul tragitto che fai quando vai al lavoro e tu decidi di cambiare strada, allungando il percorso pur di non fare quel tratto che ti mette in agitazione.
Senza che tu te ne renda conto si attiva una trappola che in psicologia definiamo evitamento. Ogni volta che decidi di non fare qualcosa, che sia rimandare una commissione in posta, o rifiutare un invito a cena con gli amici, o inventarti una scusa per non andare al pranzo di famiglia, provi un sollievo immediato. Il petto si sgonfia e il tuo battito rallenta, e tu pensi che hai fatto bene a rimanere a casa.
Ma quel sollievo che provi è in realtà il tuo peggior nemico, perché ti porta a pensare che fuori il pericolo sia elevato, mentre casa sia l’unico posto sicuro.
E più eviti le cose – soprattutto quelle più semplici – più la tua mente si convince che non sei in grado di affrontarle. Prima eviti i luoghi affollati, poi eviti di guidare da sola, poi rinunci alle commissioni quotidiane, finendo di rinchiuderti in casa e di programmare la tua intera esistenza in funzione di quello che potresti o meno tollerare.
Tu però – e di questo ne sono certo – non vuoi vivere così. Io oggi sono qui per dirti che dall’ansia si può guarire, e che non passerai tutta la tua vita a lottare. Non devi rassegnarti all’idea che questo sia il tuo unico modo di stare al mondo, e non devi nemmeno imparare a “convivere” passivamente con questa sofferenza. Con la terapia ne puoi uscire, fidati di me.
L’inconscio fissa emozioni penalizzanti e avvenimenti e questo può scatenare l’ansia in qualsiasi momento, se un pericolo reale o immaginario l’attiva. L’ipnosi può rimuovere facilmente le cause liberando la persona dai pericoli inutili e immaginari, sciogliendone l’ansia relativa.
